Sei qui: RerlegalBlog LegaleGiurisprudenzaDiritto di autore e statuine riproducenti pastori per presepe.

Diritto di autore e statuine riproducenti pastori per presepe.

La Corte di Cassazione con la recente pronuncia n. 658/2018 ha confermato la sentenza della Corte di Appello di Napoli che aveva negato la tutela accordata dal diritto di autore alle statuine riproducenti i pastori per presepe.

La Corte di cassazione ha ribadito che in tema di diritto d’autore esiste una sostanziale differenza tra le opere delle arti figurative, tutelate dall’articolo 2 n. 4 della Legge n. 633/1941, e quelle del disegno industriale, tutelate dal n. 10 del medesimo articolo. La Corte ha precisato che mentre la caratteristica delle opere del disegno industriale risiede nel fatto che esse riguardano un oggetto destinato ad una produzione seriale, quale è quella industriale, le opere delle arti figurative costituiscono un prodotto della creatività, identificabile attraverso il suo autore e declinato nella forma figurativa, che deve trovare espressione in un solo esemplare (o in un numero limitato di esemplari) destinato a un mercato differente, sicuramente più ristretto, rispetto a quello cui sono indirizzati i beni oggetto della produzione industriale (si veda anche in tal senso Cass. 23 marzo 2017 n. 7477).  Come noto, mentre le opere delle arti figurative ricevono tutela se dotate di creatività, le opere del design industriale richiedono pregnanti oneri probatori a carico del soggetto che intende fare valere i diritti di autore poiché lo stesso dovrà fornire evidenza non solo che l’opera possiede non solo un carattere creativo ma che la stessa è altresì dotata di valore artistico.

Su tale assunto la Corte ha confermato la sentenza di appello nella parte in cui ha negato la qualificazione di opere della scultura alle statuine per presepe, evidenziando l’assenza di un’impronta personale dell’autore tale da impedire di ravvisarvi un’opera creativa, anche in ragione della fattura dozzinale e della scadente qualità delle riproduzioni.

La mancanza del requisito della creatività è stata determinante anche ai fini di negare alle statuine la tutela come opere del disegno industriale e dunque di valutare la ricorrenza dell’altro requisito prescritto dall’art. 2 n. 10 della Legge Autore e cioè il “valore artistico”. Sotto questo ulteriore profilo, la Corte di Cassazione ha tuttavia precisato che il valore artistico dell’opera consiste non già nella diversità della stessa rispetto ad altre preesistenti (che attiene piuttosto al profilo della creatività) ma in un quid pluris, la cui prova spetta alla parte che ne invoca la protezione e che può essere ricavato da una serie di parametri, quali la creazione da parte di un noto artista, il riconoscimento della sussistenza di qualità estetiche ed artistiche da parte degli ambienti culturali ed istituzionali, l’esposizione in mostre o musei, la pubblicazione su riviste specializzate, l’attribuzione di premi, ovvero il raggiungimento di un valore di mercato così elevato da trascendere quello legato alla sua funzionalità (si vedano Cass. 23 marzo 2017 n. 7477; Cass. 13 novembre 2015 n. 23292 e Cass. 29 ottobre 2015 n. 21108).