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Il Tribunale di Roma si pronuncia in tema di utilizzo di fotografie pubblicate su facebook

Con la sentenza n. 12076/ 2015 la Sezione Specializzata in materia di Impresa del Tribunale di Roma si è pronunciata sul delicato tema relativo ai diritti d’autore afferenti al materiale fotografico pubblicato nei profili web personali presenti sui c.d. social network e sulla possibilità di una sua riproduzione da parte di terzi.

Il caso portato all’attenzione dei giudici di Roma atteneva ad alcune immagini fotografiche (realizzate all’interno di alcuni locali notturni di Roma) che erano state scaricate da un profilo personale della nota piattaforma sociale Facebook senza il consenso del suo titolare e pubblicate su un giornale a corredo di un articolo sul fenomeno delle c.d. baby cubiste.

Il Tribunale di Roma – dopo avere stabilito che le immagini in questione dovevano essere considerate “fotografie” ai sensi dell’art. 87 della Legge sul diritto d’Autore e dunque godere della più limitata protezione prevista per i c.d. diritti connessi – ha analizzato le condizioni di licenza applicate agli utenti di Facebook, affermando che “per quanto riguarda i contenuti coperti da diritti di proprietà intellettuale, come ad esempio foto e video, definiti Contenuti IP, la pubblicazione sul social network Facebook non comporta la cessione integrale dei diritti fotografici spettanti all’utente”, il quale concede a Facebook “la sola licenza non esclusiva, trasferibile, per l’utilizzo di qualsiasi Contenuto IP pubblicato su Facebook, valida finché il contenuto è presente sul social network”. Ne consegue – ha stabilito il Tribunale di Roma – che l’autore delle immagini fotografiche rimane “titolare dei diritti fotografici nonostante la pubblicazione delle stesse sulla propria pagina personale” e che l’utilizzo di tali immagini fotografiche senza il suo consenso è consentito a terzi esclusivamente all’interno del social network. Al contrario, secondo le condizioni di licenza, tutte le altre informazioni pubblicate sul profilo personale dell’utente diverse dai Contenuti IP (e definiti Contenuti Semplici) sono liberamente utilizzabili da terzi e possono circolare anche al di fuori della piattaforma sociale Facebook.

La Corte ha successivamente affermato che seppure la pubblicazione di una fotografia in una pagina personale di un social network non costituisce di per sé prova della titolarità dei diritti di proprietà intellettuale, può costituire, in mancanza di emergenze probatorie di segno contrario, una presunzione grave, precisa e concordante ai sensi dell’art. 2729 c.c. della titolarità dei diritti fotografici in capo al titolare della pagina del social network spettando così al soggetto che utilizza la fotografia che la stessa non è protetta da diritti di proprietà intellettuale.

La sentenza risulta altresì interessante e degna di nota poiché, oltre ad affrontare il tema dello sfruttamento economico da parte di terzi delle fotografie pubblicate sui social network, offre una interessante interpretazione evolutiva dell’art. 90 della Legge 633/1941 (Legge Autore) alla luce della ratio ispiratrice della norma. Tale disposizione, come noto, prevede che qualora le fotografie “non portino” specifiche indicazioni (tra le quali il nome del fotografo e l’anno di produzione della fotografia), la loro riproduzione non è considerata abusiva e non sono dovuti i compensi indicati agli articoli 91 e 98, a meno che il fotografo non provi la malafede del riproduttore.

Il Tribunale ha tuttavia osservato che la finalità di tale disposizione (emanata all’epoca della fotografia su stampa analogica) consiste nel considerare lecita la riproduzione quando colui che le riproduce “non è in grado o non può conoscere con l’ordinaria diligenza il nome del titolare dei diritti cui chiedere l’autorizzazione alla pubblicazione e a cui corrispondere l’equo compenso”.

Alla luce di tali considerazioni, i giudici di Roma hanno pertanto ritenuto di condannare la società che aveva riprodotto le immagini prelevate da Facebook. E’ stato infatti affermato che nell’ipotesi in cui una fotografia venga scaricata dal web, la sua riproduzione va considerata abusiva quando “nonostante manchino sulla fotografia le indicazioni di cui all’art. 90 l.a. la stessa sia stata pubblicata su una pagina web riconducibile al titolare dei diritti fotografici”. In tali ipotesi e come avvenuto nel caso di specie, prosegue il Tribunale, “i terzi sono posti comunque nella condizione di individuare con l’ordinaria diligenza il nome del fotografo e la data della fotografia” ed incombe sugli stessi l’onere di provare la mancanza di titolarità di diritti sulla fotografia pubblicata su profili web personali.