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Rischio di confusione tra marchi che contraddistinguono prodotti vinicoli

La Commissione dei ricorsi dell’EUIPO ha emesso una interessante decisione in tema di confondibilità tra marchi che contraddistinguono prodotti alcolici ed in particolare prodotti vinicoli.

La questione decisa dalla Commissione dei ricorsi prende avvio da un’opposizione proposta da una azienda vinicola spagnola basata sull’articolo 8 (1) (b) EUTMR e fondata sul marchio denominativo anteriore EUTM n. 5 664 347 “VIÑA MONTY”, depositato il 24 gennaio 2007 e registrato il 15 aprile 2008 in classe 33 per “bevande alcoliche (escluse le birre)”.

Con decisione del 28 aprile 2016 la divisione di opposizione dell’EUIPO aveva infatti accolto l’opposizione rifiutando la registrazione del marchio contestato “VISTAMONTI”. In particolare, poiché il rischio di confusione, anche solo per una parte del pubblico di riferimento dell’Unione Europea, è sufficiente per respingere una domanda di marchio, la divisione di opposizione aveva concentrato la sua attenzione solamente sul pubblico di lingua polacca, ovvero su una parte del pubblico di riferimento per la quale i due marchi non hanno alcun significato stabilendo che la somiglianza visiva tra in due marchi era di grado medio e che gli stessi potevano essere considerati molto simili foneticamente. Poiché entrambi i segni erano privi di significato per il pubblico di riferimento, l’EUIPO aveva ritenuto che l’aspetto concettuale non influenzava la valutazione sulla somiglianza dei segni né contribuiva in alcun modo a distinguere i segni l’uno dall’altro.

Alla luce di tali considerazioni, dell’identità dei prodotti contraddistinti dai due marchi e del grado medio di attenzione del pubblico di riferimento la divisione di opposizione aveva, pertanto, ritenuto sussistente un rischio di confusione per il pubblico di lingua polacca accogliendo l’opposizione.

Contro tale decisione la ricorrente ha presentato ricorso sostenendo che, contrariamente a quanto ravvisato dalla divisione di opposizione,  i prodotti contraddistinti dai due marchi non fossero identici e non potessero essere confusi in quanto la ricorrente produce vini italiani mentre la controparte produce vini spagnoli e sottolineando come il pubblico di riferimento dei prodotti vinicoli sia sufficientemente attento e perfettamente in grado di distinguere un vino italiano da un vino spagnolo.

La Commissione di ricorso dell’EUIPO, respingendo quanto dedotto dalla ricorrente ha confermato quanto stabilito nella decisione impugnata sottolineando come la distinzione tra vini italiani e vini spagnoli effettuata dalla ricorrente al fine di dimostrare che i prodotti contraddistinti di marchi non sono identici, è del tutto irrilevante poiché il confronto tra prodotti e servizi coperti dal marchio contestato e quelli coperti dal marchio anteriore, nell’ambito di un procedimento di opposizione basato sull’art. 8 (1) (b) EUTMR, deve essere effettuato con riferimento all’elenco dei prodotti e servizi per i quali i marchi sono stati depositati e non con riferimento ai prodotti o servizi effettivamente commercializzati o prestati.

La Commissione è inoltre giunta alle medesime conclusioni svolte dalla divisione di opposizione per quanto riguarda l’aspetto visivo, fonetico, nonché quello concettuale aggiungendo, tuttavia, che nella valutazione del rischio di confusione tra marchi che contraddistinguono i prodotti della classe 33 e cioè le “bevande alcoliche (escluse le birre)” riveste una particolare importanza la percezione uditiva del consumatore e quindi l’aspetto fonetico dei segni. Secondo la Commissione, infatti, poiché tali prodotti sono venduti anche in caffetterie, bar e ristoranti in cui la scelta del consumatore è effettuata leggendo un menù, sul quale normalmente sono riprodotti solamente gli elementi denominativi dei marchi, il rischio di confusione è aumentato dall’impossibilità per il consumatore di cogliere eventuali differenze visive tra i marchi.

Nel caso in commento, pertanto, la Commissione ha ritenuto opportuno attribuire minor importanza alle differenze visive tra i segni in questione e valorizzare, invece, le somiglianze fonetiche esistenti tra gli stessi.